Se il Governo beffa gli avvocati: niente compensazione tra cassa e gratuito patrocinio

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Ministro A. Orlando (ANSA)
Ministro A. Orlando (ANSA)

E’ letteralmente sfumata la possibilità che i contributi previdenziali dovuti a Cassa Forense potessero essere compensati con i crediti derivanti dall’assistenza con patrocinio a spese dello Stato. Lo ha precisato la stessa Cassa Forense attraverso un comunicato ufficiale a firma del suo presidente Nunzio Luciano. Si tratta – riferisce il comunicato – di un’errata interpretazione della nuova normativa, che consente solo la compensazione tra i crediti del gratuito patrocinio e i debiti previdenziali nei confronti dell’INPS relativi ai dipendenti dello Studio Legale.

Ecco. Era troppo bello per essere vero. Ma c’era da aspettarselo. Quando mai, in questi ultimi anni, si è mai fatta una riforma che agevolasse gli strati deboli dell’avvocatura, quelli per intenderci stretti dalla morsa della crisi economica? Piuttosto è stato il contrario: le politiche di riforma hanno puntato alla progressiva esclusione dell’avvocatura più debole dall’esercizio della professione, attraverso i meccanismi che tutti conosciamo: continuità professionale e minimi contributivi obbligatori slegati dal reddito.

E anche questa riforma sulla compensazione, vista la correzione di rotta diramata da Cassa Forense, si incanala nella stessa logica. Infatti dal beneficio vengono esclusi tutti quegli avvocati che lavorano in proprio, senza dipendenti e nemmeno praticanti, che coincide – guarda caso – con il target dei professionisti che le politiche legislative degli ultimi anni mirano a escludere dalla professione attraverso il progressivo aumento dei costi e degli oneri professionali.

Godranno di questo beneficio gli studi legali affermati, quelli con un certo giro d’affari, che vantano dei dipendenti, e a nulla vale – a mio avviso – la considerazione che ne godrà anche l’avvocato che lavora in proprio con una segretaria part-time. Pur essendo così, il beneficio è comunque irradiato per i pochi che hanno almeno un dipendente, mentre i tanti che lavorano in proprio non potranno accedervi. D’altra parte, è altresì poco consolante che comunque la compensazione varrà per le imposte e le tasse. Anche perché qui bisognerà attendere il futuro decreto attuativo, che, sono quasi certo, ci riserverà altre sorprese, soprattutto se parliamo di regimi fiscali forfettari e agevolati.

Ci auguriamo che questo Governo corregga la rotta e ponga mano alla nuova normativa nel senso di permettere ai professionisti di compensare i propri debiti previdenziali con i crediti derivanti dal gratuito patrocinio. Ma, consentitemi un certo pessimismo: dubito che questa sia la direzione decisa dall’attuale compagine governativa.

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