Quando la metà degli avvocati guadagna meno di 15 mila euro…

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La metà degli avvocati o giù di lì, guadagna meno di 15 mila euro all’anno. Non solo: solo 1/3 di loro viene pagato puntualmente. Una vera e propria “strage” dei redditi nelle professioni. Perché il dato disarmante e allarmante, non riguarda solo gli avvocati, ma l’intero mondo dei professionisti, che sopporta un drastico calo dei redditi.

La ricerca – chiamata “Vita da professionisti” – è stato condotta dall’Associazione Bruno Trentin, con il supporto della Consulta delle Professioni e della FILCAMS CGIL. Ed è stata presentata qualche giorno fa a Roma. Lo scopo dell’indagine è stimolare una profonda riflessione sullo stato delle professioni, alla luce delle nuove forme di precariato, onde determinare i necessari interventi politici nei settori della previdenza e dei regimi fiscali agevolati.

Dalla ricerca, dunque, emerge un dato davvero critico. Su oltre duemila intervistati, il 47,5% percepisce redditi fino a 15 mila euro e oltre il 60% dichiara di avere difficoltà ad arrivare a fine mese. Solo il 21,7% dichiara di guadagnare più di 30 mila euro. Praticamente, oltre la metà si avvicina pericolosamente alle soglie della povertà. Il che dimostra, che le professioni intellettuali non sono più – come un tempo – garanzia di benessere e di redditi alti.

Incidono sulle difficoltà dei professionisti anche i ritardi nei pagamenti, che per gli avvocati riguardano soprattutto i pagamenti dei gratuiti patrocini. Ebbene, in generale solo un professionista su tre (e cioè 1/3) dichiara di essere pagato con puntualità. Mentre gli altri lamentano forti ritardi, anche oltre i 6 mesi. Tra i ritardatari non mancano le amministrazioni pubbliche. Infine, il 7% dichiara di non essere mai stato pagato per le prestazioni svolte. Il che francamente è assurdo.

E’ chiaro che questi dati certificano l’insensibilità dello Stato nei confronti di un settore – quello delle professioni intellettuali – un tempo vitale e asse portante con le piccole e medie imprese dell’economia italiana. Ciò non può che determinare una graduale e lenta scomparsa del professionista come lo intendiamo oggi, a fronte della nascita di entità diverse, organiche alle grandi corporazioni. Ne è testimone il tentativo dell’attuale Governo di introdurre i soci di capitali negli studi legali.

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