Mediazione, riservatezza e contumacia del convenuto. Pronuncia del Tribunale di Roma

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Il Tribunale di Roma ha chiarito due punti importanti relativi alla procedura di mediazione. Il primo riguarda il dovere di riservatezza che grava sul mediatore, sulle parti e gli avvocati in ordine a quanto viene detto e dibattuto nell’attività di mediazione. Il secondo invece riguarda il caso di contumacia del convenuto.

Mediazione e riservatezza

Quanto al primo punto, il Tribunale chiarisce che se è pur vero che “al fine di garantire la massima libertà delle parti di poter fra loro dialogare, esporre i propri punti di vista, effettuare proposte, ammissioni, richieste, chiarimenti e quant’altro” non è possibile che le relative dichiarazioni e quanto viene detto in sede di mediazione venga verbalizzato dal mediatore o riportato dalle parti (ivi compresi i loro avvocati), è anche vero che il limite della riservatezza non riguarda gli aspetti procedurali o comunque quegli eventi che nulla hanno a che vedere con il diritto conteso oggetto di mediazione; in particolare se quanto viene riportato in udienza attiene alla presenza o all’assenza delle parti in fase di mediazione.

Mediazione e contumacia

Quanto al secondo punto, il Tribunale ha ritenuto che la contumacia del convenuto non impedisce al giudice di ordinare la mediazione, soprattutto se sono stati posti punti fermi alla controversia. Anche perché – come chiarisce il giudice – non è poi detto che poi il convenuto contumace non si presenti alla mediazione. E se anche non si presentasse, la mediazione non sarebbe comunque inutile, atteso che ai sensi dell’8 d.lgs. 20/2010 e art. 116 c.p.c., il giudice potrà comunque desumere argomenti di prova dalla mancata comparizione del convenuto.

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