L’inesistenza della procura alle liti non determina l’inesistenza dell’atto di citazione

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Se nell’atto di citazione manca la procura alle liti, è inesistente quest’ultima, ma non l’atto di citazione, atteso che la procura non è un presupposto indefettibile la cui mancanza determina nullità ex-art. 167 c.p.c.

Pertanto, l’atto di citazione che sia privo della procura alle liti può comunque introdurre il processo, e questo può concludersi con una sentenza, la quale, tuttavia, in base al principio della conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione, potrà essere impugnata nei termini stabiliti dalla legge processuale civile.

Così ha stabilito la sentenza n. 21533/2015 della Corte di Cassazione.

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2 opinioni su “L’inesistenza della procura alle liti non determina l’inesistenza dell’atto di citazione” ↓

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  1. di Avv. Vincenzo Ferrò /

    C’è un piccolo dettaglio sulla scorta del quale non sempre la procura non è un presupposto indefettibile.

    Con la Legge 69/2009, il Legislatore ha inteso porre rimedio ai vizi dovuti a difetto di rappresentanza, assistenza, autorizzazione, tanto che il Giudice, rilevato il vizio in seguito a verifica d’Ufficio e non già su istanza di parte, “assegna alle parti un termine perentorio” affinchè il vizio possa essere sanato (art. 182c.p.c.).

    Tuttavia, non avendo la Legge del 2009 inciso sull’art. 125 II comma c.p.c., si ritiene a ragione che, se l’autorizzazione a stare in giudizio sia già stata concessa prima dell’atto di citazione o della comparsa di risposta, l’esibizione del documento che ne attesta il rilascio possa avere efficacia sanante.
    Al contrario, se l’autorizzazione è concessa soltanto dopo l’inizio della lite, essa non è idonea a sanare retroattivamente l’irregolarità.

    Art. 125 c.p.c., II comma:
    “La procura al difensore dell’attore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata”.

    Ma vi è di più:

    Cass. n. 5119/1995
    La norma dell’art. 125 c.p.c. — che prevede la possibilità di rilasciare la procura al difensore in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata — non è applicabile nei procedimenti promossi mediante ricorso (nell’ipotesi, azione possessoria di reintegrazione), in quanto in questi la costituzione della parte rappresentata coincide con il deposito del ricorso, con la conseguenza che l’eventuale mancanza della procura, al momento di detto deposito, comporta l’inesistenza dell’atto introduttivo, il quale risulta privo di un presupposto indispensabile per la valida instaurazione del rapporto processuale.

    Se ne deduce l’inapplicabilità della Sentenza n. 21533/2015 ai giudizi in materia di lavoro.

    1. di Davide Mura - Autore del post /

      Grazie del chiarimento, carissimo Vincenzo!

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