Intervista a Ignazio Corrao. L’art. 21 L.P. viola le norme europee sulla concorrenza

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Ignazio-Corrao-M5S-StrasburgoSu Leggioggi.it, è stata pubblicata oggi una lunga intervista all’eurodeputato Ignazio Corrao. L’oggetto dell’intervista è l’art. 21 della legge professionale forense. Di Corrao avevo già dato notizia qualche settimana fa, proprio per il suo intervento in sede europea relativamente alla illegittimità dell’art. 21 citato. L’eurodeputato, in questa intervista, della quale vi propongo un passo, rimarca quanto ha sostenuto in sede di interrogazione europea: l’illegittimità dell’art. 21 L.P., sia per contrasto con la normativa nazionale, sia per contrasto con la normativa europea.

Il passo che posto qui – rimandandovi, per l’intervista integrale, al sito leggioggi.it – comunque rappresenta il cuore della questione. Il fatto stesso che l’art. 21 L.P. sia stato ideato e scritto al fine di ostacolare l’accesso alla professione, positivizzando la permanenza nell’albo sulla base delle capacità reddituali degli iscritti; fatto questo che impedisce la libera circolazione dei servizi e la libera concorrenza.

4) Da giurista, che risposta si aspetta dalla Commissione Europea? Entrerà nel merito della vicenda italiana?

Mi tocca rispondere da politico e non da giurista o avvocato; credo e spero che la Commissione Europea entri nel merito della vicenda italiana perché sono, a mio avviso, numerosi i profili di censurabilità, oltre che a livello nazionale, anche a livello comunitario.

Limitandomi alle sole violazioni di rango comunitario della L. 247/2012, che sono quelle che ho segnalato alla Commissione, è palese l’incongruità della normativa italiana con l’art. 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata anche sull’aspetto patrimoniale. Inoltre la legge forense si pone in pieno contrasto con i principi di libera concorrenza ex artt. 101 e 102 TFUE e avrà per effetto quello di creare ostacoli all’accesso alla professione, nonché ridurrà la libera circolazione dei servizi ex art. 106, 55 e ss. TFUE.

In conclusione, la logica che ispira questa normativa – della quale mi auspico intervengano modifiche significative per le quali mi batterò – è quella di creare in capo a pochi studi legali, in grado di generare grossi fatturati, una situazione di monopolio di fatto dei servizi legali e di assistenza giudiziaria. Sono scoraggiate la concorrenza e, in particolar modo, le giovani generazioni di professionisti. La legge determina una grave compromissione delle regole del libero mercato e, di conseguenza, di una più ampia offerta dei servizi legali e di assistenza al cittadino, vittima indiretta di questa scellerata normativa che va a comprimere quelle che sono delle basilari garanzie di effettività della tutela dei diritti e soprattutto della dignità della persona.

Per l’intervista integrale: Leggioggi.it

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