Il naufragio del fallimentare PCT? Lo decreterà la magistratura a suon di rinvii

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Ormai è assodato che il Processo Civile Telematico è un intrico di regole e regolamenti senza capo né coda. Un pessimo esempio di telematica applicata alla peggiore burocrazia. Il manifesto trionfo dell’incoerenza e dell’incertezza. Eppure, nonostante tutto ciò sia assodato fra gli addetti ai lavori (magistrati, avvocati e cancellieri), l’unico che pare ignorare la realtà è il governo guidato da Renzi, e in particolare il ministro Orlando. A quanto pare per loro il PCT è un successo.

Peccato che loro non devono preoccuparsi di inviare per via telematica un atto processuale, né di riceverlo e stamparselo. Non hanno queste necessità né questi obblighi, che invece sono stati calati come una mannaia sui magistrati, i cancellieri e soprattutto gli avvocati, che da un giorno all’altro si sono dovuti trasformare in periti informatici per capire come si trasmette un atto telematico, che non è come spedire una banale email, allegando un file pdf. E’ sufficiente dare un’occhiata alle regole tecniche per mettersi le mani nei capelli. Un intrico di regole, fitte fitte, senza un’apparente coerenza e ben lontane dalla semplicità a cui dovrebbe essere informato il sistema.

E’ inutile negare che il PCT così concepito sia peggio della burocrazia cartacea, che aveva almeno una sua coerenza e una sua disarmante semplicità: scrivi l’atto, lo firmi, lo stampi e lo depositi in cancelleria. Con il PCT ciò che prima era semplice, è diventato complicato, tra firme digitali, limiti di allegazione in termini di megabyte, PEC, encriptazione hash, sistema di interscambio, sistemi bloccati e via dicendo. Complicato e oneroso, perché poi devi munirti di PEC e piattaforma d’accesso, che costano assai, seppure ci siano sul web dei software gratuiti piuttosto validi.

Se l’intento del legislatore, con il PCT, era di semplificare e rendere più spedita la fase burocratica del processo, ebbene ha fallito su tutta la linea. Allo stato, il processo civile telematico, è causa di rallentamenti, dubbi, perplessità, insicurezze che generano pericolose decadenze processuali. Così inizia a serpeggiare il malumore e l’astio nei confronti di un meccanismo che doveva innovare e alleggerire, e che invece – giorno dopo giorno – si dimostra inidoneo allo scopo, semmai appesantendo sempre di più il lavoro degli avvocati, dei cancellieri e dei giudici. Ecco dunque la necessità in alcuni tribunali di richiedere le cosiddette copie di cortesia. Mentre in altri, addirittura, prendendosi atto dei rallentamenti dovuti al processo civile telematico, si rinvia anche di uno o due anni i procedimenti, come nell’esempio rappresentato qui sotto.rinvio_pct

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3 opinioni su “Il naufragio del fallimentare PCT? Lo decreterà la magistratura a suon di rinvii” ↓

Reazioni: 3 commenti e 0 pings per questo articolo

  1. di Mirco Pietrobon /

    Non considero il PCT fallimentare (è troppo presto per dirlo), anzi penso che quando sarà pienamente a regime e si saranno appianati i dubbi applicativi e interpretativi tutti ne trarremo beneficio. Ma l’articolo mette bene in luce il carico impressionante – beninteso, impressionante per un avvocato – di competenze informatiche che vengono richieste ai legali a pena di gravissime conseguenze (decadenze, declaratorie di contumacia, ecc.). Mi auguro solo che la giurisprudenza adotti il buon senso e faccia prevalere – nel dubbio interpretativo – il principio di libertà delle forme e del raggiungimento dello scopo.

    1. di michele /

      Ecco cosa costa ad un legale il PCT.

  2. di massimo /

    Dalla lettura dell’ordinanza non mi sembra affatto che i rallentamenti siano dovuti al PCT, ma al magistrato, alla sua incapacità di adoperarlo e di far fronte alle ordinarie attività del suo lavoro. E’ evidente infatti che – per esempio – la lunghezza eccessiva delle memoria non sia una conseguenza del PCT. Rinviare un procedimento di 2 anni con le motivazioni riportate nell’ordinanza mi pare del tutto ingiustificato, una scusa, probabilmente disciplinarmente rilevante. Queste persone, non in grado di adattarsi ai cambiamenti e alla tecnologia, sono spesso la più grave causa dei ritardi e delle inefficienze nella p.a.. Se a questo aggiungiamo che a volte alcune decisioni rilevano anche una inadeguata preparazione giudica del giudice, si ha un effetto moltiplicatore delle criticità del sistema giudiziario.

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