I crediti del gratuito patrocinio per pagare Inps e il fisco

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Aggiornamento al 18 gennaio 2016. Cassa Forense in relazione alla compensazione tra i debiti previdenziali e le competenze derivanti da gratuito patrocinio, fa il seguente comunicato: “In riferimento alla previsione del comma 778 dell’art. 1 della l. 28/12/2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) Cassa Forense ritiene doveroso precisare che la compensazione tra crediti per onorari di avvocato da gratuito patrocinio nei confronti dello Stato, maturati antecedentemente al 2016 e non ancora saldati, è ammessa esclusivamente con imposte e tasse, nonché con icontributi previdenziali dovuti all’INPS per i dipendenti degli studi professionali e non anche per i contributi previdenziali dovuti dai professionisti a Cassa Forense. Ciò, si evince chiaramente dal tenore letterale della norma, nonché dai lavori parlamentari , anche indipendentemente dal previsto decreto interministeriale che dovrà stabilire i criteri e le modalità per l’attuazione delle misure di cui al citato comma 778.Pertanto, quanto sotto riportato vale solo ed esclusivamente per i contributi INPS, e non per quelli di Cassa Forense.


Con la legge di Stabilità viene viene introdotto un fondamentale principio, e cioè la possibilità di cedere (o compensare con) i propri crediti derivanti dal gratuito patrocinio onde pagare i contributi inps e il fisco.

Ma andiamo con ordine. Cosa prevede la legge? Semplicemente che l’avvocato potrà utilizzare i crediti vantanti derivati dal gratuito patrocinio per “pagare” i contributi previdenziali all’INPS dei propri dipendenti, ma anche per compensare parzialmente o totalmente le tasse, i contributi, le imposte e gli altri balzelli fiscali. Il tutto fino al tetto di 10 milioni di euro. Questa è la magra somma stanziata dallo Stato.

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