Compenso professionale e obbligo di negoziazione assistita. Quando ricorre

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businessmen-463335_1280Trattasi di un’ordinanza del Tribunale, ma è già indicativa dei futuri orientamenti giurisprudenziali in materia. Ebbene, nel caso di richiesta di recupero del compenso professionale, l’avvocato deve comunque invitare la controparte alla negoziazione assistita, là dove la legge preveda la sua obbligatorietà.

Lo afferma il Tribunale di Verona (ord. 6688/2015), secondo il quale ai fini della determinazione della obbligatorietà della negoziazione assistita in materia di recupero dei crediti professionali, è necessario valutare se il cliente dell’avvocato sia un consumatore o un professionista. Poiché solo nella seconda ipotesi, la negoziazione assistita diventa obbligatoria nei casi previsti dalla legge.

Nel caso di specie, l’avvocato aveva svolto attività difensiva per il proprio cliente in tre circostanze. Ebbene, secondo il giudice, solo in due delle tre circostanze anzidette, il rapporto avvocato-cliente poteva qualificarsi come un rapporto tra professionista e consumatore, esentando l’avvocato dalla negoziazione assistita. Nella terza circostanza invece trattavasi di rapporto instauratosi tra due professionisti, non trovando così applicazione la clausola di esclusione di cui all’ultimo periodo dell’art. 3 comma 1, d.l. 132/2014.

Il Tribunale precisa che “sul punto deve infatti rammentarsi il consolidato orientamento della Suprema secondo il quale (Cass. S.U. n. 7444 del 20 marzo 2008) deve essere considerato consumatore, e beneficia della disciplina di cui agli artt. 3 e 33 ss. d.lgs. n. 2006 del 2005, la persona fisica che, anche se svolge attività imprenditoriale o professionale, conclude un qualche contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’esercizio di dette attività; mentre deve essere considerato “professionista” tanto la persona fisica quanto quella giuridica, sia pubblica che privata, che invece utilizza il contratto nel quadro della sua attività imprenditoriale e professionale, ricomprendendosi in tale nozione anche gli atti posti in essere per uno scopo connesso all’esercizio dell’impresa (cfr. anche Cass. 23 febbraio 2007, n. 4208; Cass. 9 giugno 2011, n. 12685)“. Nel caso di specie l’avvocato aveva difeso il proprio cliente, in un procedimento penale ove quest’ultimo era imputato nella sua qualità di rappresentante legale di una società.

Non solo. Secondo il Tribunale, non può applicarsi al caso di specie quanto previsto al comma 7 dell’art. 3 del D.L. 132/2014, secondo il quale la negoziazione assistita non si applica qualora le parti possano stare in giudizio personalmente, dovendosi quest’ultima previsione ritenersi limitata alle cause di cui all’art. 82 comma 1, c.p.c o a quelle di cui all’art.14 d. lgs.150/2011, dovendosi altresì escludere che fra queste ipotesi rientri quella nella quale l’avvocato sta in giudizio senza il ministero di altro difensore (ex-art 86 c.p.c.). Ciò anche perché in tale ipotesi l’avvocato riveste in realtà il duplice ruolo di parte e difensore, a differenza della parte che invece sta in giudizio personalmente.

Fonte: Altalex

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