CNF: il dovere di riservatezza vale solo per il cliente e non per la controparte

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silhouette-376538_640Secondo il Consiglio Nazionale Forense, il dovere di riservatezza è regola deontologica che vale solo ed esclusivamente nei confronti del cliente e non della controparte, in quanto non sussiste nel codice deontologico alcuna norma che tuteli la riservatezza anche della controparte, e se anche esistesse – fa intendere il CNF – comunque diventa difficile tutelarla se la comunicazione è fatta attraverso strumenti che per loro natura e per le circostanze possono essere comunque visualizzate da terzi.

Il Consiglio Nazionale Forense (sent. n. 84/2014), con queste motivazioni, manda “assolto” un avvocato che aveva trasmesso per fax una riservate personale al collega che si difendeva in proprio in una causa di separazione. Il contenuto del fax veniva così appreso anche dai collaboratori dello studio legale, violando – come poi avrebbe sostenuto la controparte – il diritto alla riservatezza. Il Consiglio dell’Ordine, applicava così la sanzione dell’avvertimento.

Ma il CNF non ha aderito alla decisione del COA e ha assolto l’avvocato, poiché “il dovere di riservatezza dell’avvocato è posto esclusivamente a tutela della sfera privata del cliente o parte assistita e non anche di quella della controparte”, data l’assenza, nel codice deontologico, di uno specifico dovere di riservatezza nei confronti della controparte. E se anche tale dovere fosse esistito – come poi avrebbe sostenuto parte ricorrente – il fatto stesso che le comunicazioni fossero state inviate a mezzo fax anziché via mail – che peraltro era l’indirizzo dello studio – non avrebbe in alcun modo aumentato il rischio di violazione della riservatezza, poiché l’accesso alla corrispondenza sarebbe stato presumibilmente consentito comunque a tutti i collaboratori. Non solo. La circostanza che la comunicazione recava apposta la dicitura “riservata personale”, era già di per sé suscettibile “di realizzare efficacemente la protezione dell’interesse dell’esponente alla riservatezza delle comunicazioni”.

A mio avviso, le ragioni del Consiglio Nazionale Forense sono puntuali. Il dovere di riservatezza è posto a tutela del cliente, in un’ottica fiduciaria e vista la delicatezza dell’incarico assunto, che comporta la tutela dei diritti della parte, la quale richiede – appunto – una rigorosa riservatezza. Ma la controparte non è coperta da siffatta garanzia. Soprattutto perché non è dato sapere con precisione quando la riservatezza della controparte potrebbe essere violata o meno. Peraltro, nel caso di specie, la controparte – avvocato – decideva di assumere in proprio la sua difesa, fornendo presumibilmente nella corrispondenza e negli atti di parte i propri recapiti di studio, esponendosi dunque di propria volontà a una “violazione” della riservatezza. Se la controparte avvocato avesse voluto davvero tenere riservata la propria posizione nei confronti dei collaboratori di studio, ben avrebbe potuto affidarsi ad altro collega per la pratica. E in ogni caso, dobbiamo tenere presente che esiste altra norma deontologica che impone ai collaboratori di studio lo stesso dovere di riservatezza imposto all’avvocato nei confronti dei propri clienti.

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