Cassa e continuità professionale. Ciò che è uscito dalla porta rischia di rientrare dalla finestra

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togaDal regolamento continuità ex-art. 21 L.P. è sparito – come è noto – il mancato pagamento dei contributi previdenziali quale indicatore ai fini dell’accertamento della continuità ed effettività dell’esercizio della professione forense.

Tuttavia, leggendo l’art. 21 L.P. non sfugge l’idea che questo criterio, uscito dalla porta, possa rientrare – seppure indirettamente – dalla finestra della norma primaria. Infatti, lo stesso art. 21, in modo pressoché sibillino, ai fini degli accertamenti di cui al comma 1, afferma al secondo comma:

Il consiglio dell’ordine, con regolarità ogni tre anni, compie le verifiche necessarie anche mediante richiesta di informazione all’ente previdenziale.

Dunque è chiaro che il COA, quando deve accertare la presenza dei requisiti ex-art. 21, comma 1, potrà richiedere informazioni alla Cassa Forense, e tali informazioni non potranno che vertere sul regolare versamento dei contributi previdenziali. Che altro mai potrebbe chiedere il Consiglio dell’Ordine alla Cassa?

Tuttavia, appare improbabile che il mancato pagamento possa essere considerato un elemento per presumere la mancanza della continuità ed effettività dell’esercizio della professione. Eppure, non sfugge la sensazione che potrà essere utilizzato quanto meno per identificare quegli avvocati sui quali approfondire i controlli.

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