L’avvocato che non restituisce la documentazione viola il codice deontologico

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avvocato-restituzione-documentazioneCon sentenza n. 208/2015, il CNF sanziona un avvocato, reo di non aver restituito la documentazione al proprio cliente, nonostante i vari solleciti di quest’ultimo, e ciò a prescindere dal fatto che il cliente – per le sue particolari qualità soggettive – fosse in grado di conoscerne il contenuto.

La vicenda, portata davanti al COA di appartenenza, veniva sanzionata con la censura per violazione del (vecchio) codice deontologico, e segnatamente degli art. 42 (mancata consegna dei documenti) e 24 (mancata risposta ai chiarimenti). L’avvocato impugnava davanti al CNF, lamentando l’errata interpretazione dell’art. 24 CDF e dell’art. 42 e la violazione di legge per inosservanza dell’obbligo di motivazione. In particolare, per omessa motivazione su questioni o circostanze di fatto che sarebbero emerse documentalmente e, in modo specifico, con riferimento alla attività in concreto svolta dall’Avvocato nell’espletamento dei mandati conferiti.

Il Consiglio Nazionale Forense ha accolto la doglianza in ordine all’errata interpretazione dell’art. 24 (mancata risposta alla richiesta di chiarimenti), asserendo che l’avvocato non commette illecito disciplinare qualora non risponda alla richiesta di chiarimenti del proprio COA in ordine ai fatti oggetto di procedimento disciplinare, mentre conferma la rilevanza deontologica della violazione dell’art. 42 (oggi art. 33, comma 1).

In ordine a quest’ultima, il CNF ha affermato che la disposizione non prevede alcuna deroga all’obbligo di restituzione della documentazione al cliente, e ciò a prescindere dal fatto che il cliente sia o meno a conoscenza dei fatti di causa. Peraltro – ha segnalato il CNF – non vi è stata prova della esistenza di alcun prospetto o rendiconto informativo indirizzato al cliente. Ma anche se ci fosse stata, questa non esenta l’avvocato dal restituire la documentazione alla parte assistita.

Quanto al difetto di motivazione, il CNF ha rigettato la doglianza, asserendo che tra la decisione impugnata e la constatazione della mancata consegna della documentazione richiesta vi è diretta correlazione, tale da escludere la violazione di legge.

Quanto, infine, alla sanzione inflitta della censura, il CNF – osservato che l’art. 65, comma 5, della Lex 247/2012 prevede che le norme del nuovo Codice Deontologico nelle more entrato in vigore si applicano ai procedimenti disciplinari in corso se più favorevoli per l’incolpato – ha ritenuto che la determinazione della sanzione dovesse avvenire alla luce della disciplina sopravvenuta. Nel caso specifico, l’art. 33, comma 1, del nuovo Codice Deontologico Forense, prevede la sanzione edittale dell’avvertimento.

Fonte: CNF

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