Ah, Palazzaccio mio, che ti tocca vedere!

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Pubblichiamo questa bellissima riflessione del collega Giuseppe Caravita.

Ah, Palazzaccio mio, che ti tocca vedere…avvocati che minacciano con il coltello il cliente, avvocati che si imbucano ai cenoni di Capodanno facendo finta di essere raccomandati dalla Guardia di Finanza… e io che ti sogno immerso nel blu della notte capitolina, io che venivo da te con la mia fidanzata per baciarla sulle scale tra i tuoi mezzanini, io che ho visto mio padre nelle tue aule trasformarsi da uomo mite in un gigante con la toga rivolgendosi al Collegio con voce tonante, io che immagino un mondo fatto di persone per bene, di avvocati eroi, di uomini e donne leali, io ammetto, confesso: a sessanta anni mi chiedo se proprio sono del tutto suonato io, o se esiste un mondo fatto di gente che crede ancora che fare l’avvocato vuol dire esercitare un ministerio, un incarico di rilevantissimo peso sociale.

Ti ho sognato, Palazzaccio mio, ho sognato di volare su di te di notte, ballando un valzer vorticoso. Ho sognato, camminando intorno a te, di essere un piccolo grande uomo. E oggi mi sono commosso, vedendo ancora una volta, l’ennesima volta, un quarantenne di quaranta anni fa camminare lungo i tuoi corridoi a passettini piccoli e affaticati: è arrivato mentre io avevo appena depositato il ricorso numero di ruolo 203/2016, numero raggiunto tra il 4 e il 5 gennaio. Facendo i calcoli dovuti, a fine anno saranno almeno 25.000 ricorsi civili.

Io continuerò a sognarti immerso nel blu della notte capitolina e arriverà prima o poi, mentre io continuo a sognare, il giorno che anche io entrerò a passettini piccoli e affaticati.

E tu starai sempre lì, bianco, fermo, massiccio a custodire i guai e le passioni di tanta gente, le illusioni di chi crede ancora che la giustizia sia giusta.

Ma le tue statue, quelle gigantesche statue che si affacciano sul Lungotevere, non si alzeranno mai dai loro scranni. Non si alzeranno per dire: andiamo a casa, finalmente è finita.

La giustizia è una ruota, lenta, inesorabile, che non si ferma mai, e che schiaccia tutto quello che trova sul suo cammino.

Non c’erano più suoni nelle vie solitarie, nelle vie solitarie non c’erano rumori…

Avv. Giuseppe Caravita

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